L’anima criminale di una donna che trasformò le sue vittime in pasticcini e la sua casa in una tea-room.
di Claudia Maiarelli
… Finché una notte, in uno dei suoi “sogni,” le apparve “ una madonna.”… per salvare i propri figli, “doveva” sacrificare vite umane pari al numero dei suoi fanciulli …
Dietro l’apparenza di donna  gentile e generosa,  Leonarda  tra il 1939 e il 1940 pianifica la sua trappola mortale.  Ormai la sua casa di Correggio è sempre più frequentata, si è creata molte amicizie e simpatie tra la gente del paese, Leonarda è anche una brava cuoca e così spesso si fermano anche a pranzo. Le riceve anche nel pomeriggio per sorseggiare insieme una buona tazza di tè accompagnato da deliziosi pasticcini, con la simpatia di scambiare quattro pettegolezzi tra comari.  Sono signore per lo più sole, anziane e senza parenti che si affidano a lei per farsi predire il futuro, e perché no, anche per cercare un amore, un uomo per condividere il resto dell’esistenza  in compagnia. Tra queste persone, la donna inizia a fare una cernita e, in particolare  familiarizza con tre donne, quelle che secondo il suo macabro disegno, sembrano più adatte. L’idea comincia a prendere forma e così Leonarda  è sempre più convinta che se non eseguirà “l’ordine” perderà per sempre i suoi figli. Faustina Setti sarà la prima vittima, una signora settantenne senza marito che si rivolgeva con frequenza  alla Cianciulli per chiederle se nel suo futuro vedeva per lei un uomo, ed ecco che scatta  il piano di Leonarda. Non lasciandosi sfuggire l’occasione,  invita la signora Faustina a casa sua  dicendole che  un uomo molto ricco di Pola  sarebbe favorevole a sposarla e convivere nella sua stessa casa. L’ingenua Faustina ancora incredula per la felicità si  lascia convincere  dall’ormai amica Leonarda, che le suggerisce però di vendere la casa e il piccolo fazzoletto di terra,  tanto per non arrivare dal futuro marito senza dote. Ma su una cosa si raccomanda, di non parlarne con nessuno, perché l’invidia, in questi casi  poteva risultare deleteria. L’anziana signora  segue per filo e per segno tutti i consigli di Leonarda e, come da accordi  si presenta a casa della Cianciulli, capelli vaporosi appena tinti, viso leggermente truccato vista l’età, e ovviamente un abito nuovo. Ormai  manca solo l’ultimo particolare, e così Leonarda dice all’anziana Faustina di scrivere due righe alle sue più care amiche in modo di tranquillizzarle motivando così l’assenza,  mentre lei  finisce di sistemare  la casa. Quando si riaffaccia in cucina, l’anziana è seduta di spalle intenta a rileggere la lettera, Leonarda le si avvicina con passi felpati  e con un’accetta si avventa sulla testa della poveretta. Senza perdere la calma, continua l’opera con la scure, tagliando a pezzi il corpo e mettendoli dentro un pentolone facendoli bollire insieme alla soda caustica, solo quando il tutto divenne un tritume appiccicoso lo buttò in un pozzo. Raccolse però molto accuratamente il sangue per farlo essiccare e, una volta solidificato fece un mix di  farina e zucchero, cioccolato e latte. Il risultato?  Ottimi  pasticcini da far gustare agli ospiti frequentatori della casa. La seconda vittima, ebbe lo stesso trattamento,  ma essendo più in carne della prima, Leonarda si fece aiutare dal figlio più grande il  suo prediletto,  per il resto, ormai aveva preso “la mano” nello sfornare dolci e pasticcini sembrava quasi che si  fosse messa in competizione con Bauli, sì,  il signor “Ruggero Bauli  quello di Verona”. Con la terza vittima, stessa morte e stesso modus operandi , ma qualcosa va storto. Essendo più in carne delle altre   c’era quindi più lavoro, e niente doveva andare sprecato visto il periodo di magra, subito ebbe un lampo di genio. Del grasso era impossibile disfarsi vista la mole della signora, quindi pensò di ricavarne saponette profumate e candele da regalare anche queste agli amici, e poi, c’erano sempre i famosi pasticcini che ormai conoscevano tutti. L’ultima vittima però, non  era  stata scrupolosa come le altre nell’eseguire i consigli della Cianciulli,  aveva scritto una lettera anche a sua cognata e quest’ultima preoccupata di non avere più notizie, si era recata a Correggio. Arrivata nel paesino si rivolse subito ai carabinieri che dopo aver ascoltato l’accaduto iniziarono le indagini. Non ci volle molto per scoprire che tutto il patrimonio delle tre vittime aveva come unico proprietario la Cianciulli che, prontamente dichiarò che erano state le stesse donne ad averle affidato il compito di vendere tutto per loro conto. I carabinieri non convinti di questa versione, spostarono l’attenzione verso il figlio di Leonarda che, preso dal panico confessò e di  conseguenza fu arrestato. Alla notizia dell’arresto dell’amato figlio, Leonarda si recò immediatamente in caserma e confessò tutti gli omicidi commessi, dal primo all’ultimo senza nascondere la peculiare “dolcezza” per i succulenti pasticcini. Per sottrarla alla pena di morte, che sotto il regime fascista era stata reintrodotta l’unica soluzione era saper dimostrare che la donna fosse incapace di intendere e di volere, già… proprio così. Il processo cominciò nel 1946, venne condannata a 30 anni di reclusione e a tre anni di manicomio giudiziario. A distanza di 64 anni che hanno vista la Cianciulli come la prima serial killer italiana del Novecento resta ancora un dubbio, era veramente inferma di mente come è stata dichiarata al processo, oppure non aveva mai perso la capacità di intendere e volere?