In due si uccide meglio“è un libro sui serial killer, ma non è il solito testo riguardante l’omicidio seriale, viene esaminata solo una ristretta categoria di serial killer. Storie di persone che uccidono, che lo fanno in due, e che dalla condivisione dell’esperienza traggono maggior eccitazione e sicurezza, una ripartizione di colpe e di piacere. Una serie di coppie e di mostri esaminate in ricchi capitoli narrativi.

Giuseppe Pastore, come nasce questa passione per il genere noir?

Iniziò per caso: durante l’estate tra la seconda e la terza media lessi “Poirot a Styles Court” e mi piacque tanto che poi saccheggiai la biblioteca comunale del mio paese e lessi tutti i libri di Agatha Christie che riuscii a trovare. L’anno dopo avevo finito pure quelli di Rex Stout, Ellery Queen e Carter Dickson. Col tempo al giallo classico ho accostato il thriller e il noir .Questo sul versante “lettura”. Però a me è sempre piaciuto anche inventare storie, e quando ho cominciato a scrivere è stato quindi naturale farlo nei generi che conosco meglio.

Esiste un’etica per Giuseppe Pastore?
Ho scritto un saggio tratto da storie vere e purtroppo terribili. Nel farlo ho cercato di essere obiettivo, riportare i fatti e non cercare scusanti per gli assassini. Spero di aver dimostrato il tatto necessario per parlare di persone morte purtroppo davvero.

Scrivere per passione, ma… Forma o contenuto?
Chi mi conosce sa che per me sono entrambi importanti. A volte mi capita di avere delle idee buone, ma di non essere soddisfatto di come le ho rese su carta, e allora rileggo e riscrivo e rileggo e riscrivo. Qualche anno fa ero il terrore dei miei colleghi scrittori esordienti: ci correggevamo i racconti a vicenda nella Macelleria de LaTelaNera.com e stavo sempre a evidenziare errori e refusi.
D’altro lato però una bella confezione è inutile se i cioccolatini fanno schifo. Quindi anche sulle trame sono piuttosto esigente (e sarà anche per questo che ho un romanzo ancora non finito da anni).

C’è nella scena italiana del giallo-noir un nome già consolidato e che tu apprezzi particolarmente?
Ce ne sono diversi, da Altieri a Di Marino, a Narciso. Scrittori sicuramente già affermati e che non hanno bisogno di grosse presentazioni. Seguo con interesse anche dei nomi relativamente nuovi che stanno salendo alla ribalta negli ultimi anni, come Angelo Petrella, Elisabetta Bucciarelli e Barbara Baraldi. Si distinguono per attitudini, stili e tematiche diverse, ma a mio parere li accomuna la bravura e credo che in futuro si faranno notare ancora di più.

Quale mistero può demarcare la notte per uno scrittore?

La notte è un’alleata per tanti scrittori anche per esigenze: di giorno si lavora e si porta a casa la pagnotta, di notte si scrive e ci si mette in pace prima con se stessi e poi – forse – anche col mondo. Ma in ogni caso è vero, almeno per me, che le idee migliori vengono fuori quando là fuori buio e silenzio ti blindano nella tua dimensione interiore e sei solo tu e la tua storia. C’è dell’insondabile in agguato, di notte, e pensieri e sensazioni si amplificano, e a volte si tramutano in buoni scritti.

Quale storia, se c’è una storia, ti ha dato l’ispirazione per il titolo del tuo ultimo libro “In due si uccide meglio”?
In realtà è il comune denominatore delle storie, il fatto che l’esperienza omicidiaria condivisa esalti le perversioni della coppia, e in particolar modo del soggetto dominante di essa. Come scriviamo nell’introduzione, il libro sottolinea questo concetto: uccidere in due significa uccidere “meglio”, sia perché c’è un aumento del “piacere”, sia perché d’altro lato si possono spartire i sensi di colpa. Dovendo citare una vicenda in particolare, direi quella di Henry Lee Lucas e Ottis Toole, due serial killer davvero depravati.

La prefazione è affidata a Ruben De Luca psicologo e criminologo, personaggio di spicco per quanto riguarda l’omicidio seriale. Vittima e carnefice sono ruoli che si scelgono? E cosa li unisce?
Esistono studiosi per i quali gli assassini stessi sono in qualche modo delle “vittime” della società, dell’ambiente in cui si è cresciuti, dell’educazione ricevuta. Non è un caso che molti serial killer abbiano avuto delle infanzie costellate di violenze fisiche e psicologiche, di abusi e soprusi, o semplicemente di indifferenza e anaffettività. Ci sono però persone cresciute in maniera perfettamente normale e divenute degli spietati assassini soltanto perché in loro c’è qualcosa di sbagliato, di cattivo. Generalizzare, quindi, non credo si possa. Di certo, però, se è possibile che qualcuno si cucia addosso il vestito da carnefice deliberatamente e con assoluta coscienza delle proprie scelte, il ruolo di vittima non si sceglie. Il più delle volte si ha la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quasi sempre per le vittime di serial killer è così.

A proposito del tuo ultimo libro, che genere di feedback sta ottenendo?
Il libro è uscito ufficialmente l’8 febbraio, ma già ne sono state preordinate e acquistate diverse decine di copie, e tutti quanti hanno avuto modo di leggerlo ne stanno rimarcando la scorrevolezza e la grande capacità di avvincere, anche nelle parti di divulgazione criminologica che aiutano a collocare le storie nei giusti contesti teorici. Sono molto soddisfatto di come il pubblico stia rispondendo, spero che i giudizi che arriveranno siano tutti positivi come quelli avuti finora.

Secondo te, perché il sangue ed il delitto attirano molto?
Da lettore perché la lettura è un modo per esorcizzare la paura che le cose terribili che ci capita di sentire possano succedere a noi o a chi amiamo. C’imbattiamo in pulsioni primarie che riusciamo a comprendere bene (rabbia, gelosia, avidità) e quindi scatta facilmente il transfert dell’identificazione, oppure che ci risultano anomale e abominevoli (delitti seriali e altri crimini odiosi ai danni di indifesi) e quindi scatta la molla della curiosità, del cercare di capire. Da scrittore, concordando con quanto mi disse Jack Ketchum qualche mese fa, direi perché per via indiretta e traslata possiamo dare sfogo ai sentimenti negativi che confiniamo nel nostro piccolo angolo buio personale.

In due si uccide meglio

Quando i serial killer agiscono in coppia

Autori: Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi

Edizioni XII Collana Mezzanotte

Prefazione a cura di Ruben De Luca

Intervista a cura di  Claudia Maiarelli