E’ il 1945 e in Italia esiste ancora la pena di morte, le ultime tre fucilazioni a Torino e l’ultima  ghigliottina a Perugia.

di Claudia Maiarelli

E’ una sera autunnale come tante nel piccolo paese di Villarbasse in provincia di Torino, una sera di fine novembre che trascorre lenta e noiosa. La guerra è terminata da poco ma  nell’aria c’è ancora quell’abulia, quel sonno che rende la ripresa alla vita lenta e dolorosa. Dolorosa per la ricostruzione delle abitazioni, per i generi di prima necessità che scarseggiano, persone che hanno perso ogni correlazione a quello che era il loro punto di riferimento e la fame che induce al latrocinio pur di sopravvivere e tentare almeno di sfamare i reduci più piccoli. A piccoli passi però negli animi delle persone c’è anche voglia di rinascita, di ricominciare a vivere e scrollarsi di dosso l’odore acre e la deflagrazione di granate e mitragliatrici. Quella sera del 20 novembre nella  cascina di Villarbasse dell’avvocato Gianoli, si respirava quell’aria di lenta ripresa, una serata tranquilla tra risate intorno ad un tavolo, la famiglia era riunita intorno al desco per una cena conviviale con i vari domestici. Erano una decina di persone nella cascina quella sera,  ma al tavolo erano seduti solo nove perché la decima, aveva appena due anni ed era in una stanza nella sua culla a dormire. L’avvocato Gianoli oltre ad essere un uomo benestante era anche una persona molto sensibile, tanto che durante la guerra, aveva aiutato diverse persone che cercavano un lavoro come bracciante e lui, possessore di terreni e di una fattoria li aveva assunti senza mai guardare al colore del gonfalone per il quale simpatizzavano. Per molti era un fascista, per altri un galoppino dell’opposizione, fatto sta che aveva saputo trasformare una semplice fattoria, in una piccola roccaforte. Alla sua azienda, dopo essersi licenziato dalla direzione generale della compagnia petrolifera  Azienda Generale Italiana Petroli, si dedicava con tutto se stesso e anche con i suoi dipendenti aveva creato come era nella sua indole, un rapporto di stima ed amicizia come quella sera del 20 novembre, dove tutti  erano intorno al tavolo per la cena. Nessuno di loro  però avrebbe mai immaginato che quella sera, sarebbe stata l’ultima cena … La mattina successiva  un giovane garzone come tutte le mattine, era passato davanti alla cascina, ma non aveva notato cose strane o assurde ma solo tanto silenzio, quel silenzio tombale che si respira solo in un cimitero e non idoneo alla vita campestre  ed operosa di una cascina. Il giovane ragazzo scese dalla bicicletta ed iniziò a chiamare a gran voce l’avvocato Gianoli   senza però ricevere in cambio l’eco di una risposta. C’era troppo silenzio, e proprio per questo silenzio il ragazzo decise di avvisare i carabinieri. Iniziano le ricerche, si passa al setaccio la cascina guardando e rovistando ovunque, nei campi, nel granaio e poi dentro la casa,  finché in una stanza si ode il lamento incessante di un bimbo, si continua nella perquisizione e si trova la cassaforte vuota,  poco più là un cappello, un cappello con macchie di sangue. La carta stampata diffonde la notizia  che sia opera del brigantaggio, certo è che essendo in regime di ristrettezza anche di carta, la notizia non era poi così dettagliata. La notizia ebbe invece una diffusione a largo raggio attraverso il passaparola dei vicini di casa dell’avvocato, che tra lo sconcerto e la curiosità la fecero rimbalzare di paese in paese. Per giorni e giorni, le indagini proseguirono senza sosta, ma niente riusciva a dar luce alla scomparsa di tutte quelle persone, se non una cassaforte vuota e un cappello sporco, ma quando la speranza inizia a lasciare il passo allo scoramento, come in un film horror arriva il colpo di scena. La mattina del 28 novembre,  un giovane operaio dell’avvocato Gianoli si ferma davanti alla cascina, inizia a guardarsi intorno per  poi rialzare lo sguardo in aria, guardava e osservava,  cercava e voleva cercare per sapere, sapere che fine mai avessero fatto tutte quelle persone. Ad un certo punto il  suo sguardo cade stranamente sopra un coperchio che chiudeva una vecchia cisterna, la nota stonata era che da quel coperchio uscivano fili d’erba e chicchi di grano, il ragazzo alza il coperchio e con un badile inizia a frugare nella cisterna,  nel muovere il badile però, sente che qualcosa si impiglia…